La bolletta elettrica italiana, quanto, cosa e perché paghiamo

Per completare con precisione questo articolo Energyhunters ha analizzato varie fonti: i dati ufficiali dell’Unione Europea provenienti dal suo sito di statistica Eurostat [4], i molti dati forniti dal GSE (Gestore dei Servizi Elettrici) [12], quelli dell’ AEEG (Autorità per Energia Elettrica e Gas) [6] e molti altri; ne abbiamo tratto il presente articolo che presenta una fotografia attuale della bolletta elettrica Italiana.

Per completare con precisione questo articolo Energyhunters ha analizzato varie fonti: i dati ufficiali dell’Unione Europea provenienti dal suo sito di statistica Eurostat [4], i molti dati forniti dal GSE (Gestore dei Servizi Elettrici) [12], quelli dell’ AEEG (Autorità per Energia Elettrica e Gas) [6] e molti altri; ne abbiamo tratto il presente articolo che presenta una fotografia attuale della bolletta elettrica Italiana. Si inizierà raffrontando il costo dell’energia elettrica nei vari paesi europei per poi capire cosa succede in Italia, indagando quindi, voce per voce, a che cosa corrispondono le diciture presenti in bolletta e quindi spiegandone il significato. In particolare, per finire, si parlerà degli incentivi alle fonti rinnovabili e degli altri meccanismi incentivanti le energie pulite che, come è noto, vengono prelevati proprio da alcune voci della bolletta elettrica stessa. Si cercherà infine di fare un quadro completo su quanto realmente pesano gli incentivi alle fonti rinnovabili e, in particolare, al fotovoltaico in relazione al prezzo totale della bolletta media. Questa indagine è quindi volta a chiarire cosa paghiamo e perché paghiamo certe somme nella nostra bimestrale di energia esponendo numeri ufficiali, nostre rielaborazioni su essi e concretezza come è nello spirito di Energyhunters; consapevoli che è solo conoscendo le cose, che si può iniziare a migliorarle.

Introduzione – struttura del panorama elettrico italiano

In Italia dal 1 luglio 2007, grazie all’attuazione di una direttiva comunitaria risalente al 2003 i servizi di vendita dell’energia elettrica sono entrati in regime di concorrenza totale e quindi sono stati a tutti gli effetti liberalizzati. In conseguenza di questo primo passo è poi intervenuto il famoso “Decreto Bersani” (DL 79/2009) che è entrato ufficialmente in vigore il 16 marzo 1999. Questo ulteriore decreto, che legifera sostanzialmente sulla struttura dell’attuale sistema elettrico italiano, prevedeva di dividere i principali attori dello scenario elettrico nazionale, per poi liberalizzare tutte le componenti non essenziali per assicurare comunque continuità al servizio elettrico, stimolando ,al contempo, tramite la concorrenza, una riduzione dei costi per il consumatore finale. Da questo decreto sono nati i moderni attori dello scenario elettrico italiano:

  • I produttori di energia elettrica: che sono tutti quei soggetti privati (società, persone, multinazionali italiane o estere) che possiedono un impianto piccolo o grande di produzione di energia elettrica. In questo settore la concorrenza è totale, chi vuole, previo l’ottenimento di tutte le necessarie autorizzazioni, può costruire un impianto di produzione.
  • La società di trasmissione (nel caso Italiano TERNA): la trasmissione (le grandi linee di interconnessione fra zone geografiche) sono un assett di importanza strategica per il paese. Per questo lo stato qui non ha liberalizzato ma ha incaricato una società da lui parzialmente controllata (col pacchetto di maggioranza) di curare lo sviluppo e il mantenimento di questa importante infrastruttura nazionale.
  • Le società di distribuzione: sono le società che distribuiscono casa per casa, edificio per edificio, l’energia elettrica. Il decreto ha liberalizzato completamente anche questa fascia di attività prevedendo che società di qualsiasi tipo possano comprare o vendere pezzi di rete locale, vincolandole però allo stesso tempo, a severe regole e conseguenti penali riguardanti la qualità del servizio per l’utente finale.
  • La borsa elettrica: è stata creata una società unica di servizi che mette in comunicazione i produttori con i venditori di energia al fine di assicurare al massimo la concorrenza fra i produttori e ottenere quindi un efficientamento del settore elettrico volto a economizzare i costi dell’energia per l’utente finale.
  • La società di vendita: sono tutte quelle società autorizzate dallo stato a comprare energia dalla borsa e a rivenderla agli utenti passando (a pagamento) sulle reti di distribuzioni locali eventualmente non di loro proprietà
  • Gli utenti finali (consumatori): sono tutti i privati cittadini o società o soggetti che vogliono acquistare energia elettrica per i loro usi, alle condizioni di libero mercato dove si trovano le società di vendita.

Questo decreto è similmente utilizzato in tutti i paesi dell’Unione Europea (infatti viene da una direttiva europea) con lievi differenze riguardanti soprattutto la gestione della rete. Fatto questo accenno vediamo di capire, ancora prima di che cosa paghiamo nella nostra bolletta, quanto paghiamo mediamente nel nostro paese in confronto agli altri paesi europei.

Il costo dell”energia elettrica in Italia e in Europa

Proprio in conseguenza della liberalizzazione della vendita dell’energia il costo del Kilowattora (con il termine Kilowattora “kWh” ci si riferisce all’unità di energia usata solitamente nel campo di vendita dell’energia elettrica equivalente all’utilizzo di uno o più apparati elettrici di potenza totale di 1kW in funzione per 1 ora consecutiva) non è fisso né per differenti pacchetti di quantità diverse né temporalmente lungo l’arco della giornata. Mentre le variazioni giornaliere (le cosiddette “fasce”) sono stabilite contrattualmente a priori da chi vende energia verso il cliente finale e tali rimangono fino alla scadenza del contratto, sulla quantità la questione è più delicata: abbiamo quindi diviso i consumatori in 2 macro-categorie:

  • Gli utenti medio/piccoli industriali: ossia tutti quegli utenti che comprano pacchetti consistenti di energia (anche tramite Energy manager) per i loro usi: abbiamo assegnato un range di potenza acquistata annua pari a un intervallo fra i 2000 e i 20.000 MWh (1MWh = 1.000kWh).
  • Gli utenti domestici: sono le normali utenze familiari medie il cui range di consumo annuo è stato preso a riferimento compreso fra i 1000 e i 2500kWh.

Con questo metro di giudizio si è poi proceduto a dividere nei due costi principali il prezzo dell’energia: si è calcolato il prezzo totale del kWh medio e si è separatamente tenuto conto delle imposte su tale costo in rapporto percentuale al totale lordo.

Senza entrare nei dettagli si presentano i costi dell’energia lordi e netti e per le due categorie di consumo raffrontati ai 3 grandi paesi industrializzati dell’area EU (Germania, Francia e Gran Bretagna) e confrontati con la media Europea. I risultati sono evidenziati in Fig. 1.

PREZZI MEDI kWh Europa [€/kWh] secondo Eurostat – riferimento 2011

UTENTE DOMESTICO (consumo annuo fra i 1000 e i 2500 kWh)

Paese

Costo netto [€/kWh]

Costo lordo [€/kWh]

Imposte [€/kWh]

Aliquota di imposta [%]

Differenza di prezzo lordo rispetto a media EU [%]

ITALIA

€ 0,128

€ 0,170

€ 0,042

24,72%

-5,64%

Inghilterra

€ 0,156

€ 0,163

€ 0,008

4,72%

-9,36%

Francia

€ 0,118

€ 0,158

€ 0,041

25,76%

-12,03%

Germania

€ 0,160

€ 0,278

€ 0,117

42,26%

+54,18%

MEDIA EU 27

€ 0,142

€ 0,180

€ 0,045

22,80%

UTENTE INDUSTRIALE (consumo annuo fra i 2000 e i 20.000 MWh) 1MWh = 1000kWh

Paese

Costo netto [€/kWh]

Costo lordo [€/kWh]

Imposte [€/kWh]

Aliquota di imposta [%]

Differenza di prezzo lordo rispetto a media EU [%]

Francia

€ 0,061

€ 0,081

€ 0,020

24,69%

-32,68%

Germania

€ 0,079

€ 0,152

€ 0,073

44,77%

+26,37%

Inghilterra

€ 0,087

€ 0,109

€ 0,022

20,20%

-9,52%

ITALIA

€ 0,105

€ 0,152

€ 0,047

30,89%

+25,29%

MEDIA EU 27

€ 0,090

€ 0,121

€ 0,031

23,48%

Fig. 1 – Dettagli dei prezzi medi lordi e netti dell’energia elettrica in Italia e in Europa secondo i dati Eurostat al 2011. [7]

Come accennato nell’introduzione, in questo campo, le notizie non sono buone ma neanche pessime. Per i consumatori finali si hanno infatti queste medie di prezzo:

  • Per un cliente domestico tradizionale: il prezzo medio al kWh in Italia si attesta, intorno agli 0,17 euro per ogni kWh consumato (leggermente inferiore alla media europea di circa il 5%)
  • Per un cliente industriale con consumi alti: il prezzo al kWh si attesta invece intorno agli 0,152 euro per ogni kWh (più alto del 25% rispetto alla media europea che si attesta sugli 0,121 euro per ogni kWh)

L’altro dato che è utile dare è che nella bolletta degli italiani si hanno, ad oggi più imposte che nel resto d’Europa: in particolare per i consumatori domestici le imposte sono superiori alla media del 6,6% mentre per i consumatori industriali del 19,5%.

Un’analisi storica del prezzo medio netto del kWh per un cliente domestico confrontato con gli altri principali paesi europei analizzata dal 1991 ad oggi è presentata in Fig. 2. Essa può essere utile per capire come si sono sviluppate le dinamiche del mercato dell’energia elettrica sia nel nostro paese sia negli altri principali paesi europei.

Fig. 2 – Andamento del prezzo lordo al consumatore finale mediato per un cliente con assorbimento medio compreso fra i 500 e i 2500kWh/anno analizzato dal 1991 al 2011. [7]
Il grafico storico presenta aspetti evidenti:

  • Il prezzo dell’energia elettrica in Italia è fortemente influenzato dagli approvvigionamenti di petrolio e di materie combustibili dall’estero (si veda l’impennata fra il 1991 e il 1992 in conseguenza della guerra del golfo) ed è, non avendo il nostro pese materie prime fossili, il più alto d’Europa.
  • La Francia e gli altri principali paesi europei possono contare su vasta produzione di energia derivante dagli impianti nucleari (che in Italia sono stati spenti dopo il referendum nel 1987) che garantisce una base di produzione a basso costo (la Francia oltre il 70% dell’energia annua).
  • Negli ultimi anni la liberalizzazione del mercato elettrico da una parte e la crisi dei consumi dall’altra e l’avvento delle energie rinnovabili hanno portato a un allineamento generalizzato del prezzo dell’energia elettrica in Germania, Inghilterra e Italia mentre la Francia (che produce oltre il 70% dell’energia dal nucleare) rimane più immune a questi cambiamenti.

Sui dati presentati spuntano certamente più riflessioni:

  • Se consideriamo che oltre circa il 45% dell’energia elettrica italiana è destinata all’industria [8] e che il tessuto italiano è composto notoriamente da piccole e medie imprese che consumano consistenti quantità di energia, non si può notare come la gran parte dei consumi vada a ricadere proprio in quella fascia dove il prezzo dell’energia elettrica è più cara rispetto agli altri paesi europei ossia nella fascia di consumo precedentemente analizzata e dove il costo dell’energia è il quinto più caro nell’Europa a 27 paesi (energia più cara del 25%, aliquote maggiori del 20%).
  • Le aliquote italiane sul costo industriale dell’energia sono le quinte più alte d’Europa superate soltanto da paesi del nord Europa che fanno rientrare nella bolletta elettrica tassazioni che normalmente sono al di fuori di essa.

Il quadro presentato è quindi riassumibile come segue: per le famiglie il prezzo dell’energia elettrica in Italia, ammesso che si riesca a divincolarsi nel mare di cavilli contrattuali attualmente presenti, è tutto sommato in linea con la media europea. In realtà gli ultimi dati aggiornati al IV trimestre 2012 ci danno ad una media per famiglia di 0,19 €/kWh che è il 5% in più della media europea. Il prezzo per le industrie, invece, è mediamente più elevato e mediamente più gravato di tasse che nel resto d’Europa, incidendo negativamente sulla competitività delle piccole e medie industrie Italiane (un’azienda di medie dimensioni con parametri di consumo medi che consuma 11.000 MWh può arrivare a spendere oltre 1.300.000€ di energia all’anno). Abbiamo visto quanto paghiamo mediamente rispetto ai paesi europei, vediamo ora che cosa paghiamo nella nostra bolletta elettrica. D’ora in avanti faremo riferimento a utenze domestiche medie ossia una classica famiglia che consuma 2700kWh l’anno (consumo medio per 4 persone).

Che cosa paghiamo nella bolletta elettrica

Innanzitutto dobbiamo capire che cosa va a retribuire il denaro che paghiamo nella nostra bolletta elettrica. In linea di massima le remunerazioni sono divisibili in tre categorie:

  • I costi per l’erogazione del servizio: che il cliente paga per la produzione, la trasmissione e la distribuzione dell’energia elettrica che consuma
  • Gli oneri generali di sistema: rientrano in questa categoria, che fu introdotta dal decreto Bersani 26/1/2000, tutti gli altri costi che non sono vincolati ne proporzionati all’energia acquistata dal consumatore. Questi oneri possono essere introdotti ex legge (componenti A) oppure direttamente dall’autorità per l’energia elettrica e il gas (e sono detti ulteriori componenti). La legge del 2009 n°99 ha stabilito che tali oneri devono essere determinati “facendo esclusivo riferimento al consumo di energia elettrica dei clienti finali o a parametri relativi al punto di connessione dei medesimi clienti finali” dove con “energia consumata” si intende quella autoprodotta in loco da un’eventuale impianto di produzione sommata a quella prelevata dalla rete in modo che tutti i soggetti li paghino indipendentemente dal fatto che auto producono dell’energia o meno. Tutti gli oneri generali di sistema, per legge, sono trattati come “passanti” da parte dei venditori di energia elettrica e conseguentemente ribaltati senza modifica sul costo finale indipendentemente da chi compra e da chi vende energia.
  • Le tasse: sui consumi e comunque sul totale del pagato si applica l’aliquota di legge che si va a sommare alle precedenti voci e che mediamente è pari al 13,3% del costo totale.

Preso atto che i costi per l’erogazione del servizio includono semplicemente l’energia acquistata da ogni utente e, come le tasse, risultano di facile comprensione, si proceda invece a capire che cosa rientra nei cosiddetti “Oneri generali di sistema”. La situazione completa delle voci che paghiamo sotto questo nome è descritta nella tabella di figura 3.

Componente
tariffaria
Quali costi ricopre – perché la paghiamo Come viene calcolata
A2
(nucleare)
È un onere generale introdotto a seguito della chiusura delle centrali nucleari Italiane che copre i costi di smantellamento delle centrali fino ad oggi costruite. Quota fissa + Quota proporzionale all’energia consumata
A3
(rinnovabili e assimilate)
È un onere generale a copertura:

  • dei costi per i certificati verdi e per i certificati di emissione CO2 per gli impianti CIP 6/92
  • tariffe incentivanti degli impianti fotovoltaici
  • promozione del solare termodinamico
  • agevolazioni per le connessioni alla reti di distribuzione
Quota fissa + Quota proporzionale all’energia consumata
A4
(regimi speciali)
È un onere generale che permette alle Ferrovie dello Stato di avere un costo dell’energia inferiore alla media nazionale considerato l’altissimo consumo che questa società deve sostenere per esercire il servizio ferroviario Quota proporzionale all’energia consumata
A5
(ricerca)
È un onere generale a sostegno alla ricerca per l’efficienza energetica del sistema elettrico nazionale Quota fissa + quota proporzionale all’energia consumata
As
(bonus elettrico)
È un onere generale a sostegno a coloro che si trovano in gravi difficoltà economiche o di salute e copre sgravi fiscali e sconti sulla bolletta elettrica Quota proporzionale all’energia consumata
UC3
(perequazione)
È un’ulteriore componente che va a coprire le disuguaglianze di costi per le aziende distributrici che vanno ad operare in zone geografiche con diverse caratteristiche morfologiche (le linee elettriche in montagna sono più costose che in pianura) Quota proporzionale all’energia consumata
UC4
(imprese minori)
È un onere generale che compensa i costi delle imprese che servono piccole comunità isolate (isole) e che hanno costi fissi superiori alla media nazionale Quota proporzionale all’energia consumata
UC6
(qualità)
È una componente con cui l’autorità per l’energia elettrica e il Gas va a remunerare, secondo parametri di qualità, quelle aziende di distribuzione dell’energia che garantiscono alti standard di servizio (qualità della tensione fornita, minimizzazione del numero di ore di energia non fornita ecc…) – (sono esclusi da questa componente i grandi clienti industriali connessi in alta tensione) Quota fissa + quota proporzionale all’energia consumata + quota proporzionale alla fornitura di potenza
UC7
(efficienza energetica)
È un onere che l’Autorità per L’Energia Elettrica e il Gas riconosce a chi produce interventi di efficienza energetica e ambientale attraverso i cosiddetti “Certificati Bianchi” Quota sull’energia consumata
MCT
(Misure di Compensazione Territoriale)
Introdotto nel 2003 è un’ulteriore onere generale sul consumatore che va a ripagare lo stoccaggio dei rifiuti nucleari accumulati durante il funzionamento delle centrali nucleari italiane fino all’ abrogazione del 1987 e al recupero delle aree delle medesime centrali atomiche Quota sull’energia consumata

Fig. 3 – Componenti tariffarie a copertura degli oneri generali e ulteriori componenti presenti nei costi dell’energia elettrica in Italia

Da questa prima lista si capisce subito che sono moltissime le “aggiunte” che sono presenti oltre al prezzo dell’energia nella bolletta elettrica Italiana. Esistono oltretutto delle voci di difficile comprensione e sulle quali si dibatte molto da anni come per esempio le imposte sul nucleare che non esiste più in Italia da ormai da più di 25 anni oppure gli oneri che vanno a coprire “la ricerca di sistema” e altri, ma di questo si parlerà nelle conclusioni finali dove saranno analizzate le anomalie e le perplessità che emergono da questa indagine. Per completare il quadro e capire davvero quanto paghiamo ognuna di queste componenti, nel prossimo paragrafo analizzeremo una bolletta tipica di un’utenza familiare di quattro persone in Italia.

Qunato paghiamo per ogni voce in una bolletta elettrica

Al fine di chiarire in maniera completa tutti i costi di una tipica bolletta elettrica in Italia abbiamo considerato una famiglia media del nostro paese e abbiamo scorporato tutti i costi della bolletta elettrica, individuando quanto paghiamo, percentualmente e in maniera assoluta per ogni voce di bolletta.

I dati sono ricavati, all’origine, dal sito web dell’AEEG che aggiorna ogni trimestre la spesa media della famiglia italiana, l’indirizzo, consultabile pubblicamente è alla pagina: http://www.autorita.energia.it/it/consumatori/bollettatrasp_ele.htm. Energyhunters ha rielaborato questi dati, assunti aggiornati al IV trimestre del 2012, dove le ipotesi per il calcolo sono le seguenti:

  • Famiglia di 4 persone con consumi nella media nazionale
  • Consumo di energia elettrica annua: 2700 kWh/anno
  • Potenza di fornitura nominale: 3kW
  • Spesa annua per l’energia elettrica: 516 €/anno

Se prendiamo questi dati come riferimento, e questi sono basati su una media nazionale, allora la ripartizione di ciò che andiamo a pagare per l’energia elettrica e per le altre voci sopra elencate, separata per ogni componente in termini assoluti e percentuali in ordine decrescente, è rappresentata nella tabella di Fig. 4. I dati sono prelevati direttamente dal sito ufficiale dell’AEEG. [6]

Energia consumata 56,80% € 293,09
Trasporto e misura energia 13,40% € 69,14
Imposte nazionali 13,30% € 68,63
A3 – Incentivi fotovoltaico 8,35% € 43,07
A3 – Certificati verdi 2,55% € 13,15
A3 – Altri strumenti incentivanti (termodinamico, mini eolico ecc…) 2,11% € 10,90
A3 – Fonti assimilate (CIP 6) 1,98% € 10,21
A2 e MCT – messa in sicurezza nucleare 0,41% € 2,10
As – Bonus elettrico 0,36% € 1,87
UC7 – Promozione efficienza energetica 0,31% € 1,62
A4 – Energia per Ferrovie dello Stato 0,31% € 1,62
UC4 – Compensazioni imprese elettriche minori 0,17% € 0,85
A5 – Sostegno alla ricerca di sistema 0,06% € 0,32

Fig. 4 – Composizione delle voci della bolletta elettrica italiana con relativa spesa e valore percentuale per una famiglia media di 4 persone con consumi di 2700kWh/anno [6]

In Fig. 5 si rappresenta le stesse voci in un grafico settoriale, così che si possa valutare a primo impatto quanto pesa ogni componente.

Fig.5 – valori percentuali della bolletta elettrica Italiana separati per voci (dati riferiti a una famiglia media di 4 persone con 2700kWh/anno di consumi) [6]
Da questa analisi appare subito chiaro che:

  • Meno del 70% dei soldi che paghiamo per il servizio di produzione, trasmissione e misura dell’energia elettrica va a remunerare componenti direttamente connesse a questo
  • Il valore delle componenti non riconducibili alla produzione dell’energia elettrica è circa del 30% valore più elevato rispetto alla media europea (22,8%) ma tutto sommato in linea con esso
  • La tassazione che genera flusso di cassa per lo stato ossia quella diretta sull’energia è bassa e pari soltanto al 13,3%
  • Il prezzo del kWh medio calcolato secondo le stime dell’AEEG del IV trimestre 2012, per un consumatore medio come quello sopra analizzato è però pari a: 0,191 €/kWh, prezzo nettamente in salita (+12,4%) rispetto ai dati Eurostat precedentemente analizzati e fermi ad aprile 2012 e valutabile intorno agli 0,170€/kWh. Questo incremento è dovuto all’aumento delle imposte decise a più riprese nel corso del 2012 e che, secondo le fonti ministeriali, sarebbero da attribuire all’installazione di impianti fotovoltaici che farebbero lievitare la componente A3 della bolletta elettrica. Analizzeremo questo dato nei paragrafi successivi.Fin qui l’analisi evidente e oggettiva dei dati, nel prossimo capitolo ci si concentrerà invece sull’indagare su particolari voci della bolletta elettrica Italiana cercando di approfondire perché queste sono state introdotte e chi e come vanno a finanziare i gettiti fiscali generati.

Approfondimenti

In questo paragrafo conclusivo si cercherà di sintetizzare quanto esposto e quindi dettare delle conclusioni rispondendo a delle domande che spesso sono oggetto di attenzione dell’opinione pubblica e ad altre che a nostro avviso dovrebbero esserlo.

Il prelievo dalla bolletta delle finanziarie 2005 e 2006

Quasi nessuno lo sa, ma esistono delle tasse dirette sulle bollette che non compaiono in nessuna voce. Con le leggi finanziarie del 2005 e del 2006[11] infatti i governi di allora hanno introdotto una tassazione diretta a favore delle casse dello stato che prevede un prelievo, spalmato su tutte le voci degli oneri di sistema, pari a 135 milioni di euro all’anno.

Che cosa sono gli incentivi CIP6 e quanto costano?

L’incentivazione CIP 6 nasce con un provvedimento del comitato interministeriale prezzi del 29 aprile 1992. Questo provvedimento aveva lo scopo di incentivare gli impianti di produzione di energia elettrica “da fonte rinnovabile o assimilata” garantendo a questi impianti, oltre che il sicuro ritiro di tutta l’energia prodotta, anche un prezzo di acquisto dell’energia di circa l’8% superiore a quello di mercato fino ad un massimo di 15 anni, oltre a garantire altri vantaggi fiscali sulla costruzione e la manutenzione degli impianti.

Questa legge incentivante instaurò un meccanismo bivalente: da una parte fra il 1992 e il 2012 sono stati così incentivati 13 miliardi di euro di investimenti nel settore rinnovabile (eolico, biomasse, solare termodinamico ecc) [14]dall’altra la tanto discussa voce “fonti assimilate” ha permesso che entrassero in questa categoria tutta una serie di impianti in parte estranei dalle fonti rinnovabili vere e proprie quali:

  • Impianti di termovalorizzazione dei rifiuti
  • Impianti che bruciano fonti fossili provenienti da altre lavorazioni industriali per produrre energia

Quello che è da sottolineare è che a questi soggetti è stata di fatto garantito un guadagno certo senza alcun rischio e tutto ciò per i seguenti motivi: la vendita di energia elettrica da parte di privati, entrando in vigore, con il decreto Bersani nel 1999 (poi realmente in funzione solo dopo il 1o aprile 2004), la borsa elettrica, è libera e totalmente concorrenziale; quindi non è sicuro che chi produce energia (se non lo fa a prezzi competitivi) la riesca a vendere. I soggetti a cui si riconoscono gli incentivi CIP6 rimangono totalmente fuori da questo meccanismo essendo ad essi garantito, per legge, oltre all’acquisto di tutta l’energia elettrica, anche un surplus dell’ 8% sul prezzo medio dell’energia. In questo modo il rischio è nullo e il guadagno assicurato. Dopo varie proteste sui criteri di assegnazione degli incentivi alle “fonti assimilate” è intervenuta la comunità europea che ha arginato una parte di questo fenomeno. La sentenza della corte europea che porta la data 20 novembre 2003, chiarisce a proposito degli inceneritori che utilizzavano i CIP6 proponendosi come produttori di energia rinnovabile dato che il combustibile (i rifiuti) era secondo loro destinato a non poter essere riutilizzato. La sentenza parla chiaro riportando che:

“La Commissione conferma che, ai sensi della definizione dell’articolo 2, lettera b) della direttiva 2001/77/ CE del Parlamento europeoe del Consiglio, del 27 settembre 2001, sulla promozione dell’energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili nel mercato interno dell’elettricità (1), la frazione non biodegradabile dei rifiuti non può essere considerata fonte di energia rinnovabile.”

Questa sentenza obbligava quindi i termovalorizzatori a poter riscuotere gli incentivi solo dalla parte biodegradabile dei rifiuti essendo la restante riconosciuta come non rinnovabile e frenando quindi la tendenza degli inceneritori di bruciare più materia possibile disincentivando di fatto la raccolta differenziata. La stessa sentenza infatti più avanti precisava che:

“Le disposizioni nazionali che prevedono aiuti non differenziati (riguardanti quindi anche la frazione non biodegradabile) per l’incenerimento dei rifiuti devono dimostrare che sono compatibili con il principio della prevenzione della produzione di rifiuti e che non costituiscono un ostacolo al reimpiego e al riciclaggio dei rifiuti stessi”

Rimanevano da sanare tutte le altre situazioni. Nel 2009 la finanziaria pone fine all’incentivazione CIP6 che ormai non ha più ragione di esistere dato che tutti gli impianti energetici ad oggi costruiti sono ovviamente progettati e realizzati con il massimo criterio di efficientamento energetico disponibile tecnologicamente, per minimizzare i costi di acquisto di combustibili (decade quindi lo scopo degli incentivi CIP6 che doveva essere un’iniziale incentivo all’efficienza energetica).

La finanziaria, anche in conseguenza del fatto che questi incentivi continuavano ad aumentare di importo e si rischiava una sanzione europea, decide che si incentivino ulteriori impianti CIP6 a patto che essi siano già (al 2009) autorizzati ammettendo all’incentivo quindi quelli ancora da costruire e in possesso di autorizzazione.

Quanto paghiamo per il fotovoltaico in bolletta?!

Come abbiamo già visto la componente che remunera gli incentivi al fotovoltaico è una delle componenti A3. Essa, come visto nel precedente paragrafo è arrivata a pesare per circa l’8,3% nella bolletta elettrica degli italiani. Ultimamente l’opinione pubblica ha fatto leva su questo aumento della componente fotovoltaica per motivare gli aumenti dei prezzi dell’energia avuti negli ultimi mesi del 2012 ma la situazione è leggermente diversa, vediamo il perché distinguendo l’argomentazione in più punti.

1. L’effetto del logoramento dei margini nelle ore di punta

Il mercato dell’energia elettrica lavora, come tutti gli altri, sulla legge della domanda e dell’offerta. Maggiore è la domanda, maggiore il prezzo a parità di offerta. Il periodo della giornata con più domanda di energia è intorno all’ora di mezzogiorno (ora di maggior consumo). A quest’ora, stando alle leggi vigenti, se il gestore della rete elettrica necessita di un’extra produzione (non programmata) da parte di una centrale, questa si fa pagare molto essendo una richiesta in orario di punta. Questi costi sono costi “di aggiustamento” che vanno a ricadere così come sono nella bolletta elettrica tramite la componente energia. E qui entra in atto il fotovoltaico che produce di più nella giornata proprio quando il sole è allo zenit ossia proprio intorno a mezzogiorno di ogni giorno e, essendo distribuito sul territorio, stabilizza la rete. La conseguenza è che le chiamate fuori programma delle centrali, man mano che si installa fotovoltaico, vengono a diminuire progressivamente e, di conseguenza, diminuiscono due cose: le chiamate fuori programma delle centrali e quindi i costi per tutti i consumatori elettrici ma soprattutto i margini delle centrali elettriche. In conclusione il fotovoltaico, da una parte è costoso perché grava sulle bollette di tutti, dall’altra contribuisce ad aumentare l’offerta di energia elettrica soprattutto nelle ore di punta caratterizzate da alto prezzo, e contribuisce, quindi, a far diminuire i costi di gestione della rete.

2. L’effetto energetico ed ambientale del fotovoltaico

Non scordiamoci assolutamente che il fotovoltaico produce, ad oggi, circa il 6% dell’intero fabbisogno nazionale annuo di energia elettrica. E lo produce in modo assolutamente pulito, contribuendo a migliorare la qualità dell’aria, ed evitando emissioni di anidride carbonica per circa il 18,7 miliardi di tonnellate di anidride carbonica non emessa. Ci dovremmo chiedere: Siamo disposti a pagare l’8% in più l’energia (50 euro l’anno a famiglia) per avere il 6% in meno di inquinamento?! Noi di Energyhunters pensiamo che se la domanda fosse fatta in forma di referendum tutti risponderebbero in maniera favorevole.

3. La grid parity e il ruolo del costo dell’energia

Gli incentivi al fotovoltaico sono in calo, repentino, questo vuol dire che man mano che diminuiscono l’industria fotovoltaica è stimolata a produrre moduli più a basso costo per fare in modo che il fotovoltaico si sostenga senza bisogno di incentivi. Fra il 2014 e il 2015 (ma noi di Energyhunters sospettiamo prima del 2014) è previsto che in Italia non ci sarà più bisogno degli incentivi perché l’investimento del fotovoltaico rimanga competitivo da solo e questo succederà tanto prima quanto più il costo dell’energia salirà poiché più il costo dell’energia aumenta più si ricaverà dal fotovoltaico prescindere dagli incentivi. Pagare di più la bolletta, in definitiva, ci avvicina al fotovoltaico senza incentivi.

4. A chi vanno gli incentivi – il vero problema e la speranza del V conto energia

Basta aprire ATLASOLE [13], sito ufficiale che censisce gli impianti fotovoltaici del GSE,per capire a chi sono andati gli incentivi del fotovoltaico fino ad oggi costruito: Oltre l’80% della potenza fotovoltaica installata in Italia è in mano a circa l’8% delle persone che hanno costruito un impianto. A questo 8%, a conti fatti, dovremmo versare, sottoforma di incentivi, 120 miliardi di euro in 20 anni interamente finanziati dalle nostre bollette. Questa enorme ondata di installazione massiva, avvenuta soprattutto fra il 2010 e 2011, e realizzata soprattutto al suolo, ha favorito i grandi investitori, coloro che avevano accesso al credito o chi aveva liquidità, chi aveva appezzamenti di terreno o possibilità di ottenere autorizzazioni per costruire grandi impianti; lasciando alle bollette di tutti l’onere di pagare gli incentivi. Fin qui quindi la grande e triste scommessa persa del fotovoltaico italiano che ha fatto gli interessi di pochi, ancora una volta, con i soldi di tutti. Questi dati sono confermati dai dati ufficiali del GSE certificati da un rapporto ufficiale [14] di cui si presenta un estratto in Figura 6.

Fig. 6 – Risultati operativi dei primi quattro conti energia dal 2006 aggiornati fino ad agosto 2012, in particolare: in alto il numero di impianti fotovoltaici installati nei vari anni, al centro la potenza installata divisa per i vari anni e in basso la potenza media degli impianti realizzati. E’ evidente la massiccia installazione di grandi impianti per l’anno 2011. [14]
I dati esposti parlano da soli e testimoniano di una deriva verso i grandi impianti che si è protratta fino al 2011. Ad agosto 2012 si è aperto però uno spiraglio: il V conto energia varato in aprile dal governo Monti e che è entrato in vigore il 27 agosto 2012, a cui abbiamo dedicato un articolo di presentazione che trovate al seguente link: http://www.energyhunters.it/quinto-conto-energia-una-guida-sintetica-il-fotovoltaico-arriva-finalmente-sui-tetti/, ha dato nuova speranza e finalmente equità al settore fotovoltaico. Questo nuovo provvedimento premia FINALMENTE e in maniera decisa i piccoli impianti sui tetti e non al suolo, così che gli incentivi che pagheremo saranno ridistribuiti a tanti e non a pochi. Questo è il fotovoltaico buono, positivo, quello che sfrutta superfici esistenti per nascere (pensiline, tetti ecc) invece di mangiare territorio; è il fotovoltaico che valorizza le abitazioni, che produce in loco e per questo utilizza meno la rete elettrica, è quello che ci svincola dalle grandi lobbie energetiche, è l’unico quindi per cui siamo disposti a pagare. In sintesi nella Figura 7 quello che risulta da questa analisi sul fotovoltaico.

Fig. 7 – I punti salienti del fotovoltaico in Italia: la potenza installata, il costo per la comunità e le conseguenze dirette e indirette del progressivo aumento della potenza installata secondo Energyhunters

Conclusioni

Le conclusioni di questa indagine sono le stesse che percorrono la filosofia di Energyhunters da tempo. Anche partendo e passando ad analizzare il mero aspetto economico dell’energia prodotta ritroviamo che la conoscenza sta alla base della nostra possibilità di cambiare. Avere la possibilità di conoscere cosa andiamo a remunerare con la nostra bolletta elettrica ci può essere utile per capire che se cerchiamo di renderci indipendenti tramite le energie rinnovabili possiamo, oltre ad aiutare l’ambiente di tutti, contribuire a dipanare l’intreccio di interessi economici e politici legati all’energia. Il concetto di generazione distribuita e decentrata toglie infatti la possibilità ai centri di potere di controllare, per esempio per mezzo del prezzo dell’energia, quella che è l’iniziativa personale di ognuno di noi. Svincolarsi dai contratti energetici è quindi sinonimo di cambiamento mentale, di svolta democratica partecipativa per ognuno di noi nell’interesse della comunità. Ma alla base c’è la conoscenza, perché bisogna conoscere, per poter cambiare e noi di Energyhunters siamo e saremo sempre dalla parte della conoscenza finalizzata al cambiamento positivo e condiviso. Dopo la lettura di questo articolo apparirà forse più chiaro il paragone fra internet e le energie rinnovabili e distribuite in genere. Su internet abbiamo la libertà di scrivere (in primis noi di Energyhunters), di far conoscere e istruire come di apprendere, allo stesso modo le energie rinnovabili fungono in un’ottica energetica, da strumenti di condivisione. Se il modello integrato verso la smart grid prenderà finalmente piede anche in Italia avremo in futuro una rete energetica esattamente uguale a quella di internet dove tutti contribuiranno all’energia di tutti scambiandosela in tempo reale a seconda della disponibilità con grande vantaggio economico per tutti e, ovviamente, a tutto svantaggio delle multinazionali dell’energia dalle quali oggi tutti noi siamo, di fatto sotto contratto.

References

[1]: AEEG (Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas), glossario bolletta elettrica – http://www.autorita.energia.it/it/consumatori/glossario_bollettaele.htm

[2]: Camera dei Deputati – XV legislatura – Relazioni e documenti – prezzo dell’energia elettrica in Italia – http://www.camera.it/_dati/leg15/lavori/documentiparlamentari/indiceetesti/141/002/00000003.pdf

[3]: AEIT – dal periodico “L’Ingegneria elettrica” – marzo/aprile 2012 n°2 – Maria Paola Gaggia, Federico Luiso – Gli oneri generali di sistema e le componenti tariffarie a copertura dei costi sostenuti per la collettività.

[4]: European Energy portal – http://www.energy.eu/

[5]: http://www.edison.it/media/Appr_Liberalizzazione_Edison.pdf

[6]: AEEG, Autorità per L’Energia Elettrica e il Gas, dati aggiornati al primo trimestre 2012 – http://www.autorita.energia.it/allegati/relaz_ann/12/ra12_1.pdf

[7]: Dati ufficiali della comunità europea tramite Eurostat – http://epp.eurostat.ec.europa.eu/portal/page/portal/energy/data/main_tables

[8]: Dati statistici del gestore di rete TERNA S.p.A – http://www.terna.it/LinkClick.aspx?fileticket=naLL9GBOR1o%3d&tabid=418&mid=2501

[9]: http://www.autorita.energia.it/it/index.htm

[10]: http://www.educambiente.tv/Cip6.html

[11]: Legge 30 dicembre 2004 n.331 e legge 23 dicembre 2005 n 266

[12]: Pagina ufficiale del Gestore dei servizi elettrici: http://www.gse.it/it/Pages/default.aspx

[13]: Atlasole, censimento ufficiale degli impianti GSE: http://atlasole.gse.it/atlasole/

[14]: Risultati ufficiali del GSE sui primi 4 conti energia tutti riferiti a un conguaglio effettuato al 31 agosto 2012 – http://www.gse.it/it/Conto%20Energia/Risultati%20incentivazione/Pages/default.aspx

[15]: http://www.educambiente.tv/Cip6.html

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